Menu Chiudi

E l’uomo se ne avvede.

In questi ultimi tempi, sono un po’ tanto bersagliato da commenti di ogni genere e tipo.

Anzi, di un solo tipo, visto che colui che scrive è sempre lo stesso “personaggio”, in cerca di notorietà e in cerca di soldi, soprattutto. E che, non pago, si diverte a commentare ovunque, a fare telefonate anonime, a compromettere la mia libertà personale, a diffamarmi con qualsiasi persona gli capiti davanti.

In questo quadro, non esaltante, in cui non è nemmeno divertente essere costretti a parlarne, perché la cosa sia chiara e perché non si ripeta, e si sta ripetendo all’infinito, io ho deciso di NON fermarmi e di non farmi rubare altro tempo, oltre a non farmi rubare altri soldi.

Nei messi scorsi, ero sarcastico verso i torinesi, che poi non hanno grandi colpe, se non la sfortuna di essere in una città in perenne e inutile lotta con Milano. I torinesi di cui parlo io, in realtà, sono solo Tre, ma bastano a farmi scadere un’intera città, perché hanno quello stesso modo di fare che ebbero i Savoia, illo tempore, con tutti quelli che servivano loro, per arricchirsi.

Ed è per questo motivo che è difficile io accetti di nuovo di lavorare in ambienti in cui, prima, non venga messo nero su bianco ogni minimo dettaglio, e dove le variazioni in corso d’opera, e soprattutto di corsa e basta, non siano prima avallate da PEC e contro PEC, che peraltro fanno pensare a quello che vende i prosciutti, quindi buono e necessario in ogni caso, onde evitare che qualcuno pensi che li abbia sugli occhi.

Presto, spero, questo delirio che dura da quasi Due anni sarà un elemento archiviato. Perché così è difficile andare avanti, e perché la zavorra pesa. Soprattutto quando ti devono un bel po’ di soldi (tutto è comunque relativo) e soprattutto quando, dall’altra parte, si finisce per essere vittime di ricatti ed estorsioni.

Chi si diverte ancora a nascondersi dietro chiamate anonime e avvertimenti vari, sappia che io non mi ucciderò per fargli un favore e che, se vorrà mantenere la parola e uccidermi, dopo non è che ci avrà guadagnato molto. Se non altro, perché ci sono prove su prove, e non basta scaricare le colpe su altro, o su altri. Il problema, tra l’altro, è che un poliziotto mi aveva fatto notare la verità, molto nascosta, dietro a questi comportamenti. Ad aprile, però, non ebbe il coraggio di denunciare.

Mi domando se fossi io, o se fossi lo spettro di quello che sono, e che sono sempre stato, meno che in quel lungo frangente.

Lugano | 25 gennaio 2019

Posted in Diaria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *