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Bollani Biciclette ed Enzo Bollani: sarebbero cose diverse, ma…

Oggi è la vigilia di un giorno importante, e infatti è il 24.
Facile associate la parola vigilia, a un numero come questo.

Ma a me fa venire soprattutto in mente la testata bavarese del ’91, ossia quel capolavoro del 24v.

Domani debutteranno Joy Brake e Joy Stick, montati sulle Bollani più esclusive, già a partire dal 29 settembre 2013, quando il Marchio è stato introdotto sul mercato internazionale.
Sottolineo il termine internazionale, non perché quel giorno suonassero l’Internazionale.
Al massimo, si stava ripetendo il rito di omaggio a Mogol e Lucio Battisti, o alla mai abbastanza citata Equipe 84, e mi inorgoglisce molto avere scelto quel giorno, per partire con questa avventura.

Mentre io e il fotografo stavamo girando la campagna per il lancio della Marenero e della Miami, la prima Miami ha conosciuto il suo primo acquirente: un ex designer Alfa Romeo, trasferito a Dubai, dopo la migrazione di Walter De Silvia verso il Gruppo Volkswagen.

La prima Bollani, quindi, è stata venduta in un Paese arabo.
Segno della qualità del lavoro, del progetto, e soprattutto del Design.

Ma anche segno del fatto che il Marchio fosse destinato soprattutto a un successo in luoghi lontani dall’Italia.
Nessuno è profeta in Patria, e un po’ mi dispiace, ma so che questo caso, anzi, questo piccolo caso, perché l’azienda Bollani è un’azienda piccola, artigianale, per pochi, non è il primo, e nemmeno l’ultimo.

Se ciò mi lasciasse più spazio e libertà, sarebbe un bene.
Mentre succede che, in Italia, io venga confuso con il mio marchio, e che si colpisca Bollani Biciclette per colpire me, che ho la colpa di avere il coraggio di lanciare prodotti innovativi ma al tempo stesso molto conservatori, in un luogo che basa la propria Cultura sull’Invidia, il Sospetto e la Gelosia.
Termini che andrebbero scritti in minuscolo, ma che rappresentano sentimenti e status ormai sedimentati, se non imperanti.

Per fortuna, qualcuno si salva.
Forse siamo più di quanto si pensi, ma è evidente che ancora non basti a sentirsi tranquilli, per non dire apprezzati.

Più di una volta, ho pensato di chiudere e di riaprire con un nome meno esposto, magari che suonasse anglofono.
Ma mi sono dato del cretino, in italiano.

Per chiunque volesse ancora pensare che le Bollani siano cinesate, ho una risposta sola: ho giocato a Basket, a Cinisello Balsamo, nell’87/’88.
Ed ero anche bravo.

Crema | 24 gennaio 2019

Posted in Diaria

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