Sapere la strada

C’è chi va a Sanremo a raccontare il diario degli errori, c’è chi si impegna tutti i giorni a dire qualcosa, e non è detto che ce la fa.
C’è chi esibisce accostamenti abbastanza costosi, c’è chi si mette invece le camicie a fiori, c’è la radio che passa una canzone di Sei mesi fa, e già non me la ricordo più.

No, non è il tentativo di un testo, anche se il congiuntivo alla pentastellata maniera c’è, in forma di licenza polemica.
Che poi nemmeno è un’idea mia, questa della licenza polemica.
Lo dico perché non rubo, nemmeno per quei Quattro gatti che mi leggono, o per il deficiente con tipa sul sellino che mi stava addosso poco fa, in viale Fulvio Testi.
Troglodita, devo impostare il cruise control a Trenta, per farmi superare e mandare a quel paese da quella cagna invereconda che ti porti addosso come uno zaino di zavorra.

Chiaro che, con questa media, di cui non mi meraviglio, scatti il desiderio di prendere e chiudere tutto.
Succede Tre volte al giorno, e le mie giornate però sono molto lunghe.

E mentre Salvini attende il cadavere delle trattative sul fiume, il mio livello di volontà di stare qui se ne va, scemando.
Non mi reputo affatto un genio, o un alieno, ma mi trovo d’accordo con Noseda, che se ne va.

In questo clima, normale che ci si stanchi subito di chi non sia in grado di capire una cosa appena al di fuori dagli standard.
Io lo so già che, quando mi metterò a fare cose banalissime, avrò successo.

Ma cosa me ne faccio, poi?
Non lo dico come musicista, quanto in generale.
Quando ho iniziato a produrre Biciclette, avevo solo hater o l’esatto loro opposto.
Chi doveva collaborare con me, invece, mi si è messo contro.

Spesso, chi ho aiutato si è girato con un coltello in mano, senza un vero perché.
Boh, sarà invidia o gelosia, ma non mi importa più molto, o vorrei non me ne importasse più.

È molto faticoso, ma è per la sopravvivenza e per tante altre cose, lunghe da elencare.

Comunque io mi sono un po’ stufato di parlarmi addosso.
Ho voglia di raccontare altre storie, perché io stesso sono la somma di quello che vedo, di quello che vivo e, soprattutto, non voglio smettere di mettere in pratica la somma di quello che sogno.
Anzi, posso dire di non avere mai iniziato, in questo.
E non è giusto. Non lo sarebbe.

Enzo Bollani | Diaria N.27

SS36 Valassina, 26 aprile 2018.

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