L’ombra della luce, a Chivasso.

È quell'”e dintorni” che frega, e che denota la naftalina, addosso ai vestiti e a tutto.
Ma, a proposito, “Fare musica e dintorni” esiste ancora?
Ah si, esiste ancora, ma si chiama “Fare Music”.
Il logo è quello che è, per non voler dire che sia brutto come l’ottavo peccato capitale, e la U sembra lasci interpretare l’intromissione di una L.
FareMulsic.

FareMuslim, d’altro canto, sarebbe a sua volta passato di moda.
Non va più di moda lanciarsi con i camion lungo le promenade e i boulevard, per fortuna.
Il che lascia intendere che non ci sarà più qualcuno disposto ad andare a Sanremo a cantare una canzone che dica “non mi hai fatto niente, faccia di serpente”.
Meno male.

Ma qualcuno dica a Sala, sindaco di Milano pro tempore, eletto dai suoi simili, di togliere le barriere newjersey dai Navigli, oltreché da Piazza Duomo.
La sindrome da newjersey tutto attaccato o tuttattaccato, ha colpito troppi comuni italiani.
Ho visto Pescara rimanerci sotto, Reggio Calabria disporre panettoni lungo il corso, e altri deliri collettivi antiestetici.

Ma perché?
Un Iveco non sposta i panettoni?
Se li mangia.

Il punto però è un altro: perché dovrei scrivere tutti i giorni qualcosa?
Perché autoimporsi un compito così importante e soprattutto scadere così facilmente nella routine?
Anche ammesso che io non cada nella trappola della noia, rivedo quello che mi posta Facebook degli anni passati, per esempio, e in molti casi non tornerei indietro nemmeno se mi pagassero.
Qual è il segno che voglio lasciare, con una cosa come la Diaria o l’eccesso voluto di condivisione?
Me lo domando anch’io. Anzi, me lo domando.
Nessuno, a parte me, lo ha domandato.
Nessuno mi ha chiesto di essere così presente.

Quindi, non so se questa sarà l’ultima volta che scriva qualcosa sulla Diaria, così, per come l’ho chiamata.
Forse è l’ultima, dopo una discontinuità sbucata nelle settimane passate, per un eccesso di stress e di gente che mi sta addosso per realizzare i suoi sogni e per sfruttare le mie conoscenze, come spesso accade.
Motivo ulteriore per proteggere me e l’ambiente che conosco, che frequento e che, inevitabilmente, mi circonda.

Ho sempre scisso lavoro e personale, ma penso sia arrivato il momento di cancellare una delle Due parti: il personale.
Non posso più condividere così tanto, o rendere nota ogni virgola.
Mi diverto a farlo, ma è pericoloso, perché ci si espone troppo.
Meglio lasciar parlare i fatti, e tirarsi indietro.

In questo quadro, sposto l’uscita del mio singolo a un altro momento.
Non ho fatto in tempo a tirarlo fuori, che già non è stato capito.

Se devo uscire di casa, preferisco si capisca quello che decido di dire.
Quello che dico nel disco è tutto meno che personale, ma si confonde troppo con il personale, per chi ascolta.

In tutto questo, comunque, ho fatto tendenza ancora una volta.
C’è uno dei massimi esponenti della Comunicazione, in Italia, che si è messo a scrivere qualcosa, tutti i giorni.
Ma ti manda anche la mail, per farti leggere quello che ha scritto.
Io non arrivavo a inviare le mail, ma ognuno ha il diritto di vivere come può.
E nessuno mi può giudicare. Nemmeno tu.

Enzo Bollani | Diaria N.26

Onno, 25 aprile 2018.

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