Oggi è il 18 aprile 2018, e se è vero che il 9 è l’unico numero che, moltiplicato per se stesso, restituisce se stesso se si sommano le 2 cifre del risultato, niente… È solo il delirio di un ragazzo che si avvia a diventare un ragazzo solo per modo di dire.
Nessun duplice senso: il 3 maggio arriverò a compiere 37 anni, se ci arriverò.
Perché si sa che poi non si sa mai, citando Pasquale Panella.

E poi perché, memore di quanto accaduto il 7 febbraio 2017, ogni cosa è relativa, illuminata, dalla luce sfalsata, dall’ombra inseguita e via dicendo.
Come fosse una margherita.
E le mie margherite sono sempre dispari.

Si, anche questa è una citazione ma, da dove l’abbia presa, non te lo dico.
Meglio per te.

Perché sono stato tutto questo tempo lontano dalla diaria?
Semplice, come dar calci ad un barattolo.
Ho detto troppo sulla mia persona, e ho esaurito gli argomenti.

In realtà, io sono il frutto di tante frasi e concetti detti da altri.
Non so se quello là l’avesse detta così, ma il senso era questo.
Parlo di David Bowie, mai abbastanza apprezzato da me, artisticamente e musicalmente parlando, forse perché un po’ troppo elevato, sicuramente eccessivo, eppure schivo ed educato, che poi educato non vuol dire un tubo.
Con lui ho avuto a che fare poco, ma ho capito tutto, perché la complessità arriva subito, forse più delle cose che si dichiarano semplici.
A patto che non sia complicazione, ma mi pare chiaro che, se siamo arrivati fin qui, sappiamo benissimo distinguere una cosa complessa da una cosa complicata.

Con la data di oggi, comunque, penso proprio di riprendere a scrivere tutti i giorni un qualcosa di diverso. E non perché viva a Londra, perché a Londra non ci vivo, e non ci vivrei volentieri.

Quanto per divertirmi e capire se anche agli altri piaccia divertirsi.
Mi stavo annoiando troppo, perché alla fine annoia, parlarsi addosso.
Ed è un rischio altissimo.

E poi vabbè, si. Qualcosa so, ma non so tutto.
Non voglio sapere tutto.
Non me ne frega niente di sapere tutto, perché è difficile vivere sapendo tutto, soprattutto che non te ne farai niente del tutto che sai, quando non ci sei.
E se ci sarai, allora avrai altro tempo, ma il problema è che sarà in un’altra vita.
Almeno, nella migliore delle ipotesi.

Nonostante circondati da villette a schiera, orribili palazzi, medioevo post moderno e gente che non ti appende più in piazza ma uccide ugualmente, io penso a qualcosa di superiore dal cancro che ci portiamo addosso, e che infine arriva a svilupparsi dentro.

Qualcuno ha detto che ho l’AIDS.
Non è vero, perché non ho nemmeno la mononucleosi, nemmeno lo scorbuto, la tisi o la TBC.
E non ho nemmeno rabbia verso chi lo ha detto.
So benissimo chi sia stato, ma non mi importa.
Non è un problema mio, dal momento che posso dimostrare quanto sia vero quello che dico.
Poi, però, se posto la foto delle analisi, cosa ci guadagno?

Cosa vinco?
Una bicicletta?
Le produco io e, se non le producessi, vorrei vincerne almeno una.
Non so per farne cosa, perché le mie sono così belle da non essere sfruttabili come Biciclette qualsiasi.

Insomma: ho sonno.
Mi viene addosso una stanchezza totale, a parlare di niente.
E sono le 5:55.

Il numero di Charlotte Gainsbourg non ce l’ho.
Lei non ha il mio.

Posso dormire tranquillo.
Spero.

Enzo Bollani | Diaria n. 25

Riccione, 18 aprile 2018.

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