Il logo di “7 per Uno”, seconda edizione (2000).

Come dar calci ad un barattolo, come dice Gianni Togni, che non è quello del circo.
Anzi, ormai è più facile ricordarsi di quello che ha cantato “Luna”, “Giulia” e altri nomi brevi e un po’ alfistici, che non del circo.
Il circo, concettualmente, è defunto.
Spirato, trapassato. Remoto.

Fa scena soltanto se scrive che ci sono animali veri. E succede veramente.
A me non mancherà affatto, perché l’ho sempre visto come un posto allucinante, e non mi attraeva molto, da bambino.

Ci sono andato giusto un paio di volte, con la scuola, e per me era peggio del peggio ossia del pullman guidato da incapaci, della cosa fatta per forza di cose, del caso di forzatura peggiore della storia.
Solo un’occasione di condivisione forzata, nella vita, mi è stata congeniale un minimo: l’oratorio feriale del 1989.
Come tutte le cose che funzionano, è durato solo una stagione.

Perché, ad aggravare il mio orsismo spinto, ci si metteva una, specializzata nel ritirarmi dal mercato prima ancora che potessi effettivamente iniziare a divertirmi.
Già l’anno dopo, quindi, ero di nuovo chiuso in casa a leggere qualsiasi cosa mi capitasse davanti.
In casa mia era vietato avere una vita sociale, ma penso di aver recuperato abbastanza bene.
Anche se la calamita per i casi umani non ha mai perso il suo peso.

Detto ciò, per ironia della sorte, ho iniziato a lavorare in Rai con un programma molto ispirato al mondo circense: “7 per Uno”.
Jocelyn, il regista, che molti avranno ancora ben presente, ma che so già non essere nei radar di chiunque sia più giovane di me, ha sempre subito il fascino del circo.
In studio, a Mirabilandia, avevamo una tigre albina.
C’erano ancora le ballerine, la sigla televisiva tipica di un’era ormai lontana, Gigi Sabani e tutto ciò che ormai è perso nel tempo.

Ma il tempo va e viene, ha i suoi ritorni, e forse decide più lui di qualsiasi moda.
Quest’anno, casualmente, Massimo Sirelli ha iniziato un progetto ispirato al Circo, e non poteva che chiamarsi Sirelli Circus.
Suona anche molto bene.

Un paio di anni fa, in un pomeriggio assolato, ad Assago, ebbi la stessa idea.
Ma io ho deciso di non espormi come artista, e su questo sono categorico, molto più che con la musica.
Per la musica, proprio nel momento in cui stavo addirittura per eliminare quanto già pubblicato e conosciuto pressoché da nessuno, si sono mosse alcune acque che non prevedevo potessero spostare le cose, e infatti sto per varare il primo singolo, dopo Cinque anni di silenzio totale.
Circa il prendere in considerazione una tela, non se ne parla nemmeno.

Non credo sarei credibile, come artista.
Soprattutto, perché dovrei essere credibile?

C’è già così tanta arte credibile, che sarebbe poco sensato essere anche non credibili.

In questo quadro complessivo, un’altra certezza illumina questo sabato quasi sera: mi dedicherò solo ad artisti nuovi.
Gli ectoplasmi non mi sono mai piaciuti.
Anche il Passato, anche se non sembrerebbe, mi annoia.

Enzo Bollani | il Sabato Bollanico N.19

Reggio Calabria, 24 marzo 2018.

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