LifeCard.22: pistola formato carta di credito.

Oggi è sabato e, come ogni sabato, c’è il Sabato Bollanico.
Indipendentemente dal fatto che possa interessare o meno, perché le parole sono libere come libero è il mercato.
Beh, stavo scherzando.
Non ho visto molta libertà, in questi anni.

Ad ogni modo, si conclude una settimana estenuante, per non dire al limite del distruttivo, a causa di alcuni problemi sorti per temi di pagamento, di rispetto della persona e del lavoro del prossimo.
È da giugno 2017 che si trascina, questo incubo.

C’è chi si è comportato bene, ma fino a un certo punto, e c’è chi si è comportato molto male.
Il motore della parte negativa della faccenda è, sostanzialmente, l’Invidia, collegata alla forza propulsiva del voler fregare il prossimo, sottraendo una cifra nemmeno altissima, perché si parla di circa Ventimila Euro, ma estremamente significativa sul piano personale e della mia impresa.

La voglia che può venirmi, in questo sabato sera, è di chiudere tutto e andarmene, perché così non si può lavorare decentemente.
Rimane però il fatto che ci siano molti altri fattori positivi, uniti a temi di prospettive.
E sono quelli a mantenere il tutto in equilibrio, nonostante gli sforzi e i ricatti ai quali sono esposto da ormai quasi un anno.
Prima ti vogliono pagare e ammettono i torti, poi scendono al 50% e infine ribassano del 75%, poi non ti pagano.
Poi tornano sui loro passi, e ti domandano cosa ti debbano.
Nella stessa telefonata, ti dicono che non ti devono niente. In pochi minuti, tutto cambia e diventa un gioco al massacro.

Un gioco di responsabilità non osservate, di parole senza senso, di parole date senza alcun seguito fattivo.
Persino di minacce fisiche.

In questo quadro complessivo, succede persino che ti telefoni la sorella di un fornitore che, dopo averti insultato e diffamato pubblicamente, a mezzo stampa, esige soldi già ricevuti.
Ricevuti a suo tempo, dietro ricatto.

Questo è lavorare nella Moda, con certi intermediari che sbarcano a Milano con il chiaro intento di trarre profitto dalle prestazioni degli altri, spremuti come limoni e costretti ad accettare situazioni contro ogni logica umana.

Purtroppo, io non mi piego di fronte a certe situazioni degne dell’asilo, infantili come nemmeno da bambino mi capitava di trovarne.
In sintesi: non cedo, di fronte a nulla e soprattutto ai tentativi di estorsione subiti da chi ha lavorato con me, in televisione, nella Rai di una decina d’anni fa, così come non posso cedere di fronte a quanto, di gravemente lesivo per me, si sia palesato davanti.

In tutto questo, sono solo.
Gli amici scappano.

Forse si è più amici dei soldi, ma questa non è una grande novità.
Lo so, da sempre.

A chi volta la testa dall’altra parte, lascio il peso specifico che ha sempre avuto nella mia esistenza.
Quasi nullo.
Rimane una grande amarezza, nel dover constatare che si sia arrivati a questo livello.

Pur di tenermi buono, di fingere promesse più o meno allettanti, di fingere nuovi incarichi per recuperare quanto mi è stato sottratto indebitamente, con motivazioni false, mi si è domandato di entrare in massonerie truffa, o almeno rivelatesi tali, nelle quali comunque non sarei entrato.
Mi sono state inviate scuse scritte, salvo minacciarmi di nuovo il giorno dopo.

Prima ti chiedo scusa, poi minaccio di rovinarti la vita. Il tutto in meno di un giorno.
Come è possibile?

Se non fossi in presenza di altre persone, inizierei seriamente a pensare di avere allucinazioni, ma così non è.

Inizio a temere, per la seconda volta negli ultimi Due mesi, per la mia incolumità.

Se mi succederà qualcosa, le possibili ragioni e le persone probabilmente coinvolte, saranno rintracciabili attraverso alcuni documenti, non presenti in casa mia e depositati al sicuro.

Sembra, ancora una volta, incredibile possano esistere aziende che preferiscano perdere ipoteticamente Due milioni di Euro di fatturato, di fronte a debiti con i loro fornitori pari a circa Ventimila Euro.
Tutto questo è surreale.

Oltre le minacce, oltre lo stalking, oltre i ricatti.

Enzo Bollani | il Sabato Bollanico N.18

Milano, 17 marzo 2018.

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