Il Punt e mes e la comunicazione di Armando Testa: una delle poche cose decenti.

Oggi è sabato, domani non si va a scuola.
Oggi è sabato, meno male.
Meno male che, ogni tanto, Milano propone un po’ di cultura senza scadere nelle solite pseudo elite degli eredi degli eredi delle modiste, che poco hanno a che fare con i fasti degli anni Ottanta.

Meno male che, di libri, se ne possa parlare anche in questa città senza stile, nonostante si vanti di averne molto, dove devi parcheggiare il suv sulla melma, per dargli un senso, e perché soprattutto non esiste sindaco che tolga quegli orribili parcheggi abusivi presenti ovunque, dal Biffi di piazzale Baracca, con annesso benzinaio fuori tempo massimo, ad altre zone anche più centrali.

Perché del fatto che Torino, che odia così tanto Milano, fosse la padrona della Cultura, si era stancata un po’ tutta l’Italia.
Torino è scomoda, grigia, fredda. Inutile, sostanzialmente, se non per produrre regate, Ritmo e altre amenità che nemmeno produce più.
Voleva riscattarsi, non si sa da cosa?

Dai cartelli “Non si affitta ai meridionali” non si è mai riscattata.
Mai una scusa ufficiale, mai una lettera ai suoi cittadini, per chiedere scusa per come li ha accolti e schiavizzati.
Per come non li ha mai integrati.

Ma Torino è così.
Me lo diceva il Professor Origlia, padre della Psicologia italiana, senza mezzi termini: “i torinesi sono fatti per inculare, o per essere inculati”.
Era l’unica spinta verso la littizzettosità lessicale che gli abbia mai sentito uscire di bocca, ma era più che giustificabile.

D’altronde, a Torino, si rubano persino le sinagoghe.
Figuriamoci il resto.

Come minimo, Torino ruba la vita a chi la deve subire, fosse anche a distanza, fosse anche come stile.
E si sentono padroni dello stile, i simpatici torinesi.
Chiamano Milano “città della merda”, convinti di avere solo Gianduja.
Convinti di avere inventato il cioccolato.

Andare a vedere il quartiere Barriera Milano, Millefonti o anche il ridente Mirafiori, il cui unico pregio, per me, sta nel ricordare la 131.

Torino non merita riscatto.
Torino ha scelto di tornare indietro, non a caso, con un sindaco che si chiama Appendino.
Appendere le speranze al chiodo, e affidarsi a poche iniziative e a poche fondazioni.
Finché durano.

Enzo Bollani | il Sabato Bollanico N.17

Milano, 10 marzo 2018.

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