Milano è la città dei Numeri 1.
No, quella è Milano 2.
Anzi, era Milano 2, perché è successo che, nel frattempo, gli abitanti sono diventati vecchi, saltando lo scatto di anzianità e balzando direttamente allo status di vecchi con badanti, e non si bada più nemmeno al giardino, al cubetto di porfido affinché rimanga dritto e non vinto dalle radici degli alberi.
Milano 2 è diventata una tristezza incommensurabile, sotto forma di città satellite.

Una mia amica, non vecchia, e non per il rischio che legga, ha da tempo immemore delle perdite d’acqua molto consistenti, provenienti dalla piscina, posta sopra il suo salone, all’ultimo piano.
Diventa facile ipotizzare che anche il Bosco Verticale, che peraltro vanta molto meno verde, diventi una Milano 2 Due, un dopodomani.

Perché a Milano si corre sempre.
Non si sa per cosa, esattamente, ma si corre, e il tempo corre al punto di trasformare la realtà in una routine alienante, condita da un accento spurio, inascoltabile, e da deprimentissime citazioni da Milanese Imbruttito, un tempo Deboscio, una vita fa Jannacci.
Trovare le differenze: ecco, così è cambiata Milano, dagli anni Sessanta.

Una metropoli per scappati di casa, grigia, sporca, che già riposa sugli allori di un Expo lontano.
Una città che ti da esattamente quello che ti toglie, in nome di un non meglio precisato derivato del Dio Denaro.

Una città che fagocita tutto, e che vale Zero appena si varcano i confini della circonvallazione esterna, eccezion fatta per Fondazione Prada e altri pochi temerari, che ne fanno un vanto, per la riqualificazione che in realtà è chimerica, persino sulla già decaduta via Padova.

Persino via Ventura è passata a miglior vita, perché nessuno vuole oltrepassare Loreto, o Piola, a meno che non studi a Città Studi, o sia uno sfollato da Politecnico, in Bovisa.

Questa città non la sopporto più.
Nessuno saluta, nessuno dice grazie.
Questuanti in pellegrinaggio nel mio studio, a spararmi richieste da poveracci, come 5000,00 Euro per esporre durante il Salone del Mobile, in culo alla Luna, dove peraltro c’è una scritta Luna, instagrammata da tutti gli ex hipster o ancora para hipster, comunque categorie da prendere a schiaffi, se non fosse per il fatto che siano unte dai troppi panini gourmet che si calano, tra una canna e l’altra.

Perché a Milano si drogano tutti, e chi non si droga subisce la droga degli altri, quindi cambia ben poco.

Sto seriamente pensando alla fuga.
Non mi è mai piaciuta così tanto, come in questo periodo.

Mi diano del provinciale.
A differenza di chiunque abusi di questo termine, io sono nato nel centro di Milano.
Ma non la riconosco più, e a dire il vero non l’ho mai amata.

E la smettano di fingere di volerle bene, quelli che parlano di Milano Città Stato, perché a me sembra normale che, in caso di neve, Colmar.
Normalissimo che passi lo spargisale, che le strade siano pulite.
A cosa sono abituati?

Mi sembra uno scherzo, mentre vedo pozzanghere e fango fuori dalla sede de Il Sole 24 Ore, disegnata da Renzo Piano.
Come negli anni Settanta, anzi, peggio.

Inqualificabilmente arretrata, irredimibile e sempre più tossica.
Benvenuti a Milano.
La città che uccide tutte le altre, e che vanta un TG dedicato, anche se sarebbe Lombardia, sulla TV di Stato.

Una città di ladri, rimasti persino a corto di fantasia.
Preferisco “l’acqua della Procura, l’acqua più pura”.

Se solo potessi tornare indietro.

Enzo Bollani | Diaria N.23

Milano, 5 marzo 2018.

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