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I’m a mediocritas guy.

Non sono i Fiordi norvegesi. Foto Bollanico lariana.

I post che pubblico quotidianamente sono qualcosa di diverso da un semplice post, ma non hanno pretese diverse da quella che può essere definita una semplice azione dimostrativa di grafomania, condita da concetti piccolo borghesi e mediocri, sciorinati a vanvera, senza un filo logico.
Certamente, non sono qualcosa di meglio, sul piano personale.

Questo è analizzare la realtà e accettarla così com’è, anche perché, a 36 anni, non si può più fare molto nella vita.
Soprattutto se nulla, o poco, corrisponde ai propri interessi, e si è bloccati sia dall’invidia del nulla, sia dalla pigrizia.

Tant’è vero che, solo un paio di settimane fa, pensavo di chiudere tutti i profili personali e lasciare solo quello aziendale, delle biciclette, che già sono mezzo pentito di aver chiamato con il mio cognome.
Perché è vero che, in Italia, ti perdonino tutto meno che il successo.
Nemmeno l’ombra del successo, in realtà, è concessa.
Però tutti vorrebbero essere Berlusconi, ed è per questo che domani saranno in molti a votarlo.
Molti più di quanto ci si possa immaginare.

Allora mi domando cosa ci faccia, ancora, in questo Paese.
Perché sono qui? Cosa mi lega?
Chi, soprattutto?

Non esiste un motivo pratico, vero, tangibile, per il quale io debba continuare ad essere italiano, sulla carta d’identità.
Questo Paese non corrisponde alla mia persona, se non per il Bello, persino eccessivo, lasciato in mano a sindaci spesso incompetenti, a persone senza stile.
La Soprintendenza dorme, e non tutela veramente un tubo.

In questo Paese, avere più di un’automobile sembra essere un reato, e ti guardano di traverso se per sbaglio ne hai più di Due.
Perché è così.

Sarei anche un po’ stanco di difendere questo luogo, l’Italia, dalle continue accuse mosse dagli stranieri che ci vivono, e non parlo di clandestini, ma di conoscenze facoltose, che vivono qui, lavorano qui, fanno carriera qui, e lo criticano in continuazione.
Perché, se scendono Due millimetri di neve, Milano fa un vanto dell’ovvietà che tutto funzioni.
Siamo a Nairobi? Mi sembra normale che nevichi e passino a spazzare, a Milano, come a Cinisello Balsamo.

Siti infarciti di puttanate, che parlano di una Milano città stato, dove scrivono tutti gli scappati di casa che qui fanno carriera, gomito a gomito con l’aborto e con gli stranieri ricchi che odiano questo posto, perché a casa loro funziona tutto meglio, ma intanto ci abitano e devono ridere di chi fa campagna elettorale sugli stranieri che invece arrivano in gommone, quando arrivano.
E che ormai sono anche passati di moda, perché di Lampedusa non se ne parla più, e di barconi affondati non se ne sente più la voglia di parlarne, nei telegiornali.

Insomma: domani dovrei anche votare?

Per chi?
So solo che, per la regione in cui sono nato e in cui ho la residenza, l’ufficio, la nausea, voterò per Giorgio Gori.

Per il resto, soprattutto vedendo i miei amici cattocomunisti e il loro modo di fare, penso che l’azione più rivoluzionaria sia quella di votare Berlusconi.

Ma io voterei Craxi.
Perché Berlusconi mi è solo simpatico, e non l’ho mai votato.
Anche se, a Milano, io mi candidai per Forza Italia, e conservo ancora gli aggettivi guadagnati allora, ma anche i voti che presi senza fare campagna elettorale.
Tanti, a dire il vero, ma non riconosciuti da me, perché mi confinarono a una zona che non era la mia.
Sempre fuori posto.

Puntualmente fuori bordo.
Non so se sia giusto stare ancora qui, e inizio ad avere forti dubbi.

Mi sembra un luogo di scappati, e lo è.
Milano è diventata questo.
Il luogo comune di troppi scappati e di pochi temerari.

Enzo Bollani | Diaria N.21

Oliveto Lario, in mezzo al lago, 3 marzo 2018.

Posted in Diaria

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