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Si muove la città

Si muove la città

Oggi, dopo giorni di lavoro molto intenso, di spostamenti continui, molto più frenetici del solito eppure per nulla stancanti, visto che sono passato da Sanremo a Porto Recanati, via Assisi, per poi fare una capatina rapida alle Tremiti, a Termoli e infine a Reggio, per poi salire sull’Aspromonte dove sta nevicando, voglio scrivervi qualcosa di leggero.

Perché questo è un atto da grafomani, ma anche da melomani, giusto perché scrivo da Melia, ma anche un ulteriore momento di condivisione.
Non so cosa ci sia di così eclatantemente bello nel seguirmi, ma siccome qui ormai siete e siamo in tanti, almeno uno dei motivi lo conosco: il viaggio.
E io sono costantemente in viaggio.

E molti si chiedono che lavoro faccia, quando è chiaro che sia un organizzatore, un progettista ma, a monte di tutto, un musicista.

Ed è per questa dote naturale, forse, che tutto riesce in modo così musicale.
Nulla, nella mia vita, è premeditato.

Eppure le coincidenze sono tante, e tali, da farlo spesso pensare.
Me ne rendo conto, e la cosa mi diverte, perché i corsi e i ricorsi, non contro il TAR, supportati dai ricordi che per esempio Facebook mi propone, mi inducono a constatare che la mia esistenza sia spesso, spessissimo, una sorta di opera d’Arte in cui ciò che si sussegue è simmetrico quanto un giardino all’italiana.
Solo che è spontaneo.

Un giorno, un mio ex vicino di casa rapper, famoso abbastanza, mi disse che sono più costruito di un Lego, forse un po’ per cercare di offendermi, forse un po’ per invidia verso quella che sembra una grande libertà che traspare, e che non ho, visti gli impegni e le responsabilità che ho addosso.
Ma se fosse vero, beh, dico una cosa che canta un suo collega: “da ragazzino ero bravo coi Lego”, e lo sono tuttora.
Ho il solo rammarico di non essermi ancora potuto laureare in Architettura, ma è uno degli impegni che vorrei prendere nella vita.

Non importa il fatto che, mentre scrivo queste righe sul mio iPhone, come faccio sempre, anche e soprattutto mentre mi sto spostando, abbia compiuto da tempo 36 anni.
L’età non conta, e sono i progetti a mantenerci vivi.

Me ne sono accorto molte volte, e senza bisogno che fosse anche solo l’aver rischiato la vita per una pleuropolmonite abbastanza seria da portarmi alla riga gialla della setticemia, un anno fa.
Quando stavo così così, pensavo solo a uscire ed è lì che ho iniziato a fare dirette su dirette, da pazzoide compulsivo.
Quelle dirette non erano mai da piangina, a parte un paio in cui mi incazzavo per essere su una barella da qualcosa come 48 ore, ma in modo molto poco tipicamente italiano.

Senza poter comunicare in quel modo, con le tecnologie che abbiamo tutti in mano, non avrei conosciuto tante persone che mi sono state vicino, per poi rimanere.

Nello stesso tempo, io devo essere la reincarnazione di un gatto.
I gatti mi fanno sempre festa, come se vedessero un loro simile o avessero la sindrome del Labrador, quando è risaputo che siano perennemente fuggenti.
Scherzi a parte: non sembra, ma sono fatto come loro, e amo stare anche molto da solo, per i fatti miei, a esplorare e a pensare, a costruire e a incontrare cose che sembrano messe lì apposta.

Quanti affari ho già fatto, nella vita.
Questa è la mia indole e la mia componente ebraica, sempre più evidente con il passare del tempo, ma anche e soprattutto la mia curiosità e sete di sapere, o anche sete e fame e basta, perché la bellezza passa anche e forse soprattutto dalla cucina.
Anni fa, odiavo chi fotografava i piatti e lo trovavo volgare, mentre oggi l’ho sdoganato, senza esagerare. Almeno lì.

Per il resto, cosa vi posso dire?
Ho divagato abbastanza, per oggi, e lavoro e incontrerò molte persone anche se è sabato e domani non si va a scuola.
E la terra ha tremato, stanotte, qui in Aspromonte.
Ero a Reggio Calabria e ho sentito chiaramente la scossa, che i miei amici hanno scambiato per una folata di vento, mentre eravamo parcheggiati in macchina.

3,7 gradi. Tre e Sette sono i miei numeri.
Non ha fatto danni, ma si è fatta sentire, perché è normale che tutto si muova, ed è certamente meglio andare a ballare il venerdì, per una questione di qualità.
Salvo alcune eccezioni.

Buon sabato a tutti, e che a Sanremo vinca la canzone migliore.

Enzo Bollani | il Sabato Bollanico

Melia di San Roberto,
sabato 10 febbraio 2018.

Posted in Il Sabato Bollanico

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