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Hotel House

Hotel House

Il Sabato Bollanico di questo terzo giorno di febbraio del Diciotto fatica molto a stare lontano dall’attualità del leghista che si è messo a sparare, in una città tranquilla come Macerata.
Non mi interessa molto il fatto che sia leghista, perché è come sparare sulla croce rossa, e già sappiamo tutti che il livello medio dei leghisti sia scandaloso, imbarazzante, per parlare di imbarazzo e tirar fuori un altro tema, che ho iniziato ad analizzare ieri, qui sul mio sito.

Poi tutti possono sbagliare.
Qualche volta anche io, in attimi di calo di zuccheri, ho dato ragione a Salvini.
Ma la colpa non è solo dell’ipoglicemia che colpisce chi conduce una vita sregolata e senza limiti, senza nemmeno un vero perché, tipo me.

La colpa è nel livello di rabbia diffusa, di allontanamento da qualsiasi interesse, dal calo qualitativo generale che è innegabile, eccettuando le èlite, che si salvano sempre, anche se inevitabilmente soffrono di un humus compromesso dal vuoto di senso, dalla mancanza di orientamento, di bussole.

Per non perdersi a parlare del nulla cosmico, era inevitabile che comunque qualcosa sarebbe accaduto, prima o poi.
A dire il vero, sarebbe stato più logico a Porto Recanati, che peraltro è in provincia di Macerata e che conosco molto bene, dal 1988.
Quando andai la prima volta a trascorrere l’estate sulla riviera marchigiana, in quella città così diversa da oggi, sicuramente molto meno bella ma anche divisa da altre forme di razzismo e vittima di altri problemi condivisi con l’Italia tutta, soprattutto quella del Nord o del Centro Nord, un luogo come l’Hotel House era ancora un bel residence, medio borghese, con aspirazioni yuppie e varie Mercedes 190 parcheggiate sotto, tra le Lancia Beta color caffelatte, le Panda color Nutella (ma noi chiamavamo quel colore in un altro modo, bambini su Saltafoss e BMX) e gli echi di Marcella Bella e di Fiordaliso sullo sfondo…

Era un’altra Italia. Il razzismo verteva tutto sul contrasto tra Nord e Sud, e mi spiace sottolineare che non siamo guariti dall’odio verso i terroni perché, da quando sono allocato su Reggio Calabria, per fare un esempio semplice, qualcuno al Nord ha un altro atteggiamento.
Non siamo guariti completamente, anche se va bene tutto, purché sia italiano.

Ora l’odio si è spostato tutto su chi viene da fuori, sui migranti, e non sempre però si può dare torto a Salvini.
Due volte al giorno, e non una soltanto, ha ragione anche lui.
E poi gli piace prendere voti dal Sud, da quelli che abboccano.

Ma se la parte buona della nostra politica alberga in un pagliaccio del McDonald’s che dice “Sempre più migliori” e dovrebbe occuparsi di istruzione, ecco che siamo qui, di sabato, a vedere la distruzione palesarsi davanti, con annesse parole di circostanza.
Non so se siano peggio le parole di circostanza, ma è chiaro che preferisca la circostanza, la retorica e la nausea da luogo comune, a un luogo che cambia faccia e che porta un giovane, più fascista che leghista, perché probabilmente non sarà mai stato a Pontida, ma è sicuro come l’oro di Dongo che sia stato a Predappio, a sparare sul primo immigrato che trova per strada.
E a non fermarsi al primo, con l’aggravante di sfondi legati alla droga.

Salvini è responsabile di questo sfascio nella stessa misura in cui è responsabile la Boldrini.
Vittime e carnefici, in politica, sono responsabili in egual misura.
Vorrei sapere se qualcuno di noi sappia veramente di cosa parli Salvini, quando non è un disco rotto che parla al basso ventre, o la Boldrini, quando attacca le fake news che la vedono al centro del suo mondo e della sua dialettica, in un ritornello autoriferito.

Renzi cosa dice?
Siamo in campagna elettorale, e sono curioso di vedere le reazioni della Meloni.

Soprattutto, vorrei tirare fuori un dato importante: l’Hotel House, citato prima, oggi è un luogo nel luogo.
Un comune nel comune.
Un non luogo, più che un luogo, diventato condominio dell’approdo di disperati, spacciatori e sfruttatori.
Un condominio di una quindicina di piani, a triplo corpo, che quasi da solo ospita qualcosa come 1/5 della popolazione di Porto Recanati, che è straniera.

Questi stranieri, in larga parte, pagano la pensione anche ai dementi che vanno a Pontida travestiti da Thor.
Gli altri sono derelitti, presi in Italia a scafate, per business e per speculazione, parcheggiati in un condominio del dimenticatoio e della tristezza, in un comune che vive forse Tre mesi all’anno, e che per il resto deve molto alle sue imprese e alla ricchezza aumentata, al pari dei rischi.

Perché è inutile negarlo: negli anni Ottanta eravamo una potenza mondiale e oggi non siamo più nella top ten, ma la ricchezza media è comunque aumentata.
Abbiamo più libertà di scelta, più autonomia nel viaggiare, più informazioni, più cose. Comprese quelle inutili.

Il problema è che siamo un popolo di ignoranti, e bisognerebbe prendere atto di questo.
Anziché costruire rotonde insensate, centri commerciali morti o prendere mazzette dai costruttori di orribili villette a schiera, il compito prioritario dei sindaci dovrebbe essere quello di investire sulla Cultura, senza darle bandiere e senza la noia che di solito si sposa alle iniziative da biblioteca comunale.

Ma per ora è pura utopia.
Anche se qualche segnale positivo c’è, e vorrei essere ottimista, oltre a fare la mia parte da estraneo della politica, da creativo e da organizzatore.
Se mi lasciassero organizzare.

Perché non sto a elencare le volte in cui non è stato possibile, per vanità di chi doveva far proprio un progetto non suo.

Oggi, che è sabato, sotto elezioni e in un clima troppo nostalgico verso certe tendenze, siamo a far finta di piangere quei morti, che comunque erano stranieri.
Morti di Serie D.

D non sta per Diesel.

Enzo Bollani.
Milano, sabato 3 febbraio 2018.

Posted in Il Sabato Bollanico

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