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Crowdfunding o elemosina?

Sulla carta d’identità, che oggi ho scoperto di avere perso, c’è scritto musicista.
Qualcuno ha messo in dubbio avesse un senso tale dicitura, solo perché quel qualcuno lì sapeva suonare la tromba, ma va bene perché ci si può sentire più sicuri a screditare il prossimo.

Però non l’ho deciso io.
Nemmeno l’anagrafe.
Nemmeno un momento di megalomania, perché non è che sentirsi musicisti voglia dire essere Prince da vivo e guadagnare come Madonna nei secoli dei secoli, unica sopravvissuta quale è agli anni ’80.
E che, tra l’altro, non mi ha mai convinto del tutto. Anzi.

Io lo nacqui, e c’è veramente poco da aggiungere.
Se non il fatto che, in questi anni in cui ho tirato fuori poco più di 5 canzoni e poco meno di 7, pochi o quasi nessuno siano stati gli elementi umani viventi ad avermi capito.

Troppo poco anomalo per essere indie.
E poi me la tiro poco.
Troppo anomalo per essere pop.

Però “Io mi fido del gusto estetico degli italiani” è una “Occidentali’s karma” in anticipo di 7 anni, con la differenza di non voler insegnare qualcosa e di volersela tirare.
La scimmia nuda la lascio a chi voglia mettere sul tavolo un po’ di insano snobismo.

Cosa dovrei citare, allora?
Baudrillard?
Sarebbe divertente, ma chi se ne frega.

Ieri l’altro ho contattato un essere che fa il talent scout per un’etichetta che peraltro si occupa di crowdfunding: un modo elegante per dire elemosina.
Perché di elemosina, travestita da colet, si tratta.

Questo demente totale, che un mese fa si è premurato di essere ruffiano con me, conoscendo il mio ruolo di imprenditore, pensava che lo stessi contattando per farmi da ufficio stampa.
Niente di più lontano dalla realtà.

1. L’ufficio stampa me lo faccio da solo, e so andare benissimo sui giornali, senza bisogno di pagare sanguisughe che non sanno fare realmente il lavoro che si vantano di saper fare, e i fatti lo hanno dimostrato anche per la mia azienda.
2. Se così fosse stato, ringrazia, visto che ti stai anche lagnando del fatto che la musica non sia un lavoro vero, e non è un lavoro vero solo perché è infarcita di gente così, mediocre e approssimativa.
3. Casomai, ti sto contattando perché sostieni di sostenere gruppi e artisti nuovi. Si è visto quanto: per prima cosa, mi chiedi per conto di chi ti cerchi, e io non vengo a svelartelo perché mi scavalcheresti subito e, come seconda puntualizzazione, non te ne sta fregando una mazza di promuovere o piazzare gli artisti che fai finta di sostenere. O che non sostieni abbastanza.

Finché le etichette indipendenti saranno costellate di gente con soprannomi assurdi, che si sentono chissà chi solo perché si vestono da perfetti coglioni e pensano sia ricchione perché metto le camicie a fiori e so accostare i colori in quanto grafico e progettista, nipote di artisti visivi di fama mondiale e non figlio di coppie post sessantottine imborghesite male, sarà dura avere qualità.

Finché le etichette prendono artisti come il qui presente solo per rubare i titoli, i ritornelli e non fare una mazza perché il già citato qui presente non esce da X Factor, sarà difficile avere qualcosa di nuovo in radio.

Concludo illuminandovi su come sia andata a finire con questo genio della mediocrità: mi ha bannato, senza motivo. Senza un se, un ma, un forse.
Gli ho scritto la mia mail via WhatsApp, come da accordi presi o intercorsi, e per tutta risposta mi ha bannato.
Apro Facebook e scopro di essere bannato anche lì.
Nel 2017 tu banni ancora?

E perché?
Perché uno ti chiede quali artisti nuovi e decenti hai da mandare in giro a suonare, pagati?
Stai bene?

Qual è il problema di questi coglioni che studiano marketing con camicie alla Kurt Cobain, lamentandosi del fatto che la Musica non dia soldi, salvo poi studiare per fare marketing nel settore discografico?

Ci rendiamo conto del controsenso?

Continuo a non capire.
Continuo anche a non essere capito, musicalmente e forse non solo musicalmente.

Non è vittimismo, quanto un dato di fatto.
Date un ascolto alla mia musica e capirete quanto vi sembrerà strano che nessuna radio abbia mai deciso di passare quello che faccio, in modo serio.
Il perché lo si capisce: il settore è dominato da questi personaggi.
Che prima ruffianano, per poi arrivare persino a mettere in dubbio la loro stessa funzione.

Mi viene in mente un discorso di Frank Zappa, e a maggior ragione ho la conferma di quanto avesse ragione.
Nel mio sconfinato ottimismo, posso dire che il settore si sia arricchito di un peggioramento.

Enzo Bollani
aka Autista incompreso

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